Penultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, Otello ritorna sul palco pisano dopo 13 anni dall’ultima volta in occasione delle celebrazioni del bicentenario verdiano. Al 1894 risale invece il debutto su questo palco con la direzione di Arturo Toscanini, quando le cronache dell’epoca registrano lo spavento del pubblico e l’imperturbabilità del Maestro per l’esplosione di un ordigno confezionato da un anarchico.
Il nuovo allestimento che ora tocca la scena pisana è il primo frutto di un rinnovato accordo di coproduzione tra i teatri di tradizione toscani (Pisa, Lucca, Livorno) che recuperano così il cammino fatto insieme nella storia degli ultimi decenni. Al centro della scelta registica vi è il racconto dell’amore sbagliato e impossibile, il sentimento infantile del possesso e l’incapacità di autodominarsi che porta alla violenza generata dalla follia e nutrita dall’inganno.
All’origine di Otello c’è l’odio, la banalità del male. Jago nutre rancore perché Otello, governatore moro di Cipro, gli aveva negato in passato una promozione preferendogli Cassio. Ordisce quindi una vendetta approfittando dell’amore di Cassio e Roderigo per Desdemona, moglie di Otello. Aizza i due l’uno contro l’altro e in un duello Cassio resta ferito.
Otello adirato lo degrada. Cassio si fa convincere da Jago a chiedere l’intercessione di Desdemona per riacquistare il favore del governatore, e costringe la propria moglie Emilia a procurarsi un fazzoletto di Desdemona che farà poi ritrovare a Cassio nella sua camera.
Desdemona intercede per Cassio presso Otello che, tormentato dalla gelosia istillata da Jago, le chiede di mostrargli il fazzoletto che le aveva regalato. Desdemona non lo trova e Otello la scaccia chiedendo altre prove a Jago. Questi fa in modo che Otello ascolti non visto un suo colloquio con Cassio che, ignaro, tira fuori il fazzoletto di Desdemona. Otello, allora, pazzo di gelosia nomina Jago capitano al posto di Cassio, accusa la moglie di amarlo e, malgrado ella neghi, la soffoca. Emilia rivela a Otello gli intrighi del marito che si dà alla fuga, mentre il moro disperato si uccide.


















