Assente dal 2001 dalla scena pisana, La clemenza di Tito, titolo che segna il ritorno di Mozart all’opera seria, viene ora presentato in una nuova coproduzione del Teatro Verdi con i teatri dell’Emilia Romagna e di Trento.
La regia di Chiara Muti è ispirata al verso dantesco ‘Nacque al mondo un sole’ che celebra Francesco (tema del Ravenna Festival dove la nuova produzione debutta) ma è perfettamente adattabile anche alla straordinaria parabola artistica di Wolfgang Amadeus Mozart.
Ultimo lavoro teatrale del compositore, che secondo alcune testimonianze dell’epoca impiegò 18 giorni per portarlo a termine, La clemenza fu rappresentata per la prima volta al Teatro degli Stati di Praga in occasione dei festeggiamenti per l’incoronazione di Leopoldo II re di Boemia. La risposta del pubblico fu però piuttosto fredda.
La storia è ambientata a Roma, nell’anno 80 d.C., sotto la dinastia dei Flavii. L’imperatore Tito deve prender moglie e Vitellia, figlia del deposto Vitellio, ne è innamorata non corrisposta. Approfitta quindi dell’amore di Sesto, di lei invaghito e amico fedele di Tito, per ordire una congiura contro l’imperatore e assassinarlo.
Giunge la notizia che l’imperatore ha allontanato da Roma Berenice; ciò riaccende le sue speranze che vengono presto deluse perché Tito sposerà Servilia, sorella di Sesto, innamorata però di Annio. Conosciuti i veri sentimenti di Servilia, Tito rinuncia alla sua mano e decide di sposare Vitellia che nel frattempo ha avviato la congiura. Venuta però a sapere che Tito la sposerà, prova a fermare tutto ma sarà tardi.
Sebbene l’agguato sia fallito, Roma è precipitata nel caos. Il colpevole viene individuato in Sesto che pur di non tradire Vitellia si fa condannare a morte. Tito è combattuto tra il senso del dovere e quello dell’amicizia. Decide di compiere un gesto di clemenza. Nel frattempo Vitellia confessa. Tito perdona infine tutti i congiurati.


















