Death in Venice
(Morte a Venezia)
opera in due atti
musica Benjamin Britten
libretto Myfanwy Piper dalla novella Der Tod in Venedig di Thomas Mann
prima rappresentazione Festival di Aldeburgh, 16 giugno 1973
(Editore Faber music, London – Rappresentante per l’Italia: Edizione Casa Ricordi, Milano)
Gustav von Aschenbach Toby Spence (13/02), Mark Le Brocq (14/02)
Il viaggiatore / Il bellimbusto attempato / Il vecchio gondoliere / Il direttore dell’albergo / Il barbiere dell’albergo / Il capo dei suonatori ambulanti / La voce di Dionisio Dominic Sedgwick
La voce di Apollo Danilo Pastore
Il facchino dell’albergo Xin Zhang
Una guida turistica / L’impiegato inglese dell’agenzia di viaggio Michael Temporal Darell
La venditrice di fragole / La signora danese Serena Pulpito
Il barcaiolo del Lido / Un padre polacco / Un cameriere di ristorante Dario Battaglia
La merlettaia / La madre russa Chiara La Porta
La bambinaia russa / La mendicante Ilaria Molinari
Il vetraio / Un suonatore ambulante Fabio Sabadini
Ragazza francese / Una suonatrice ambulante Federica Cassetti
La giornalaia / La madre francese Chiara Torosani
Il padre russo / Gondoliere Marcello Zinzani
Prete di San Marco / Padre tedesco Renato Cadel
Il cameriere della nave / Il cameriere dell’albergo Marco Tomasoni
Un americano / Gondoliere Davide Cucchetti
Un americano / Gondoliere Jacopo Grenti
La signora inglese Letizia Egaddi
La madre tedesca Isabella Di Pietro
direttore Daniel Smith
regia Rodula Gaitanou
scene e costumi Takis
coreografie Mattia Agatiello
luci Fiammetta Baldiserri
video Dick Straker
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
maestro del coro Diego Maccagnola
nuovo allestimento
coproduzione Teatri di OperaLombardia, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Alighieri di Ravenna
Venezia: non una città, ma uno stato d’animo. Così la ritrae la novella di Thomas Mann, che nella città lagunare fa arrivare, in cerca di ispirazione, lo scrittore Gustav von Aschenbach. Il suo sguardo è catturato dall’adolescente Tadzio; ben presto il rapimento della bellezza si intreccia indissolubilmente alla spirale di fragilità e decadenza di una città attraversata da un’epidemia senza nome. Se Britten, in quella che è stata la sua ultima opera, ha saputo mettere in musica lo sgretolarsi delle certezze di Aschenbach, questa nuova produzione traduce scenicamente la percezione e la sensibilità del protagonista, colto mentre si confronta con il desiderio quanto con la realtà del corpo in declino.


















